Cultura digitale

Alea iacta est

Mentre ero in fila in latteria ho sentito dire da un’anziana signora che i camion di Alea (il nuovo gestore dei rifiuti che da gennaio prenderà il posto di Hera nella mia cittadina) avranno delle telecamere in grado di identificare e punire immediatamente chi farà il furbo con la raccolta differenziata.

È una delle molte leggende metropolitane che girano a Forlì e dintorni sul nuovo ormai mitologico gestore della raccolta differenziata in una piccola parte di Romagna (gli altri comuni, per qualche ragione che a questo punto troverei piuttosto solida, hanno preferito rimanere con il vecchio fornitore) e sulla sua prossima inflessibilità. Un’altra: il barbiere mentre mi taglia i capelli mi ha ammonito che da gennaio dovrò lavare con cura il vasetto di vetro dello yogurt perché diversamente quelli di Alea mi verranno a prendere, tanto che io mi sono detto, per fortuna che non mangio lo yogurt!

In realtà il caso di Alea è un esempio lucido di cattiva politica e cattiva burocrazia e lo è prima ancora di capire se la nuova azienda dei rifiuti sarà meglio o peggio di quella precedente. La politica non è stata in grado di organizzarsi e di spiegare la propria scelta (se non con vaghezza e provincialissima ideologia) e la macchina organizzativa ha ignorato (come avviene sempre da noi) l’assunto cardine di ogni buona organizzazione pubblica: keep it simple.

Nulla è semplice nella nuova offerta di Alea: le polemiche si susseguono, le opposizioni in consiglio comunale ci marciano, l’improvvisazione vince ovunque. Dal fornaio e dal barbiere si discute animatamente dei tempi e dei costi di ritiro dei pannolini, l’opposizione cavalca la privacy degli incontinenti, messa a dura prova dal burocrate stupido. E dove posizionerà l’enorme inedito contenitore di rifiuti personale chi non possiede cantina o garage o abita al quarto piano senza ascensore? Ad Alea ed agli eroici amministratori comunali artefici di questo gigantesco casino ovviamente nulla di tutto questo interessa troppo. Come sempre da noi i temi di backend, la gestione della complessità, viene scaricata sui clienti e rivenduta come necessaria presa di coscenza civica dell’educazione ambientale. Detto in altre parole non sono io ad essere un mediocre organizzatore, sei tu, cittadino ad essere un cattivo cittadino che non vuole risciacquare (a pagamento) il vasetto della yogurt.

E quanto mi costerà poi tutto questo etico lavorio? Quanto mi verrà riconosciuto in termini di tassa comunale se io incontinente con pannolone deciderò di recarmi a piedi al tuo punto di raccolta pannoloni (gentilmente organizzato dopo mille polemiche e proteste, prima era previsto di tenersi i pannoloni in garage per mesi)? Non è dato saperlo, perché a poche settimane dalla partenza del servizio i costi dell’operazione non sono ancora noti.

Rendere semplice le operazioni complesse è uno dei doveri della politica. Non complicare la vita dei cittadini è un’altro dei doveri di qualsiasi amministratore. Aumentare la semplicità e non ridurla è una necessità. Quando sento e leggo delle polemiche su Alea a Forlì mi viene in mente che a Londra (una città ad alta complessità) i cittadini hanno due soli bidoni per i rifiuti. Uno per l’indifferenziata e uno per il riciclabile (carta, vetro ecc). Per i cittadini è semplice, penserà il gestore, con strumenti suoi, a separare la carta dal vetro al posto dei cittadini. I quali nel frattempo potranno dedicare il proprio tempo ad altro senza per questo essere additati e tassati come perfidi inquinatori.

Da noi vige da sempre l’esatto contrario. Il tempo dei cittadini vale niente. La mediocrità degli amministratori genera al massimo, quando va benissimo, un ricambio fra simili alle elezioni.