Politica

I due mondi e lo spot della Conad

Lo spot natalizio della Conad su cui si sono scaricate un po’ di indigestioni sui social è doloroso, terribile ed efficace.

Sottofondo di cornamuse natalizie, casa addobbata, famiglia, e un nuovo adulto che chiameremo Gianni il quale riceve la notizia con dentro una parola ambitissima: “Assunto!”.

Assunto lontano da casa, però, tanto che Gianni è costretto a specificare: “E certo che sono contento!”: evidentemente pure l’interlocutore dall’altra parte non ne era sicuro, lo temeva un bamboccione choosy così come nella visione di Padoa Schioppa e Fornero.

Invece Gianni si era presumibilmente rotto il cazzo di lavoretti precari e malpagati, sushi portato in bici sotto la neve o risposte al call center, insomma emigra.

La multinazionale dall’altro capo del filo però lo vuole domani stesso, cioè il giorno di Natale.

Questa è forse una caricatura, ma ben riuscita: il capitalismo ha fretta e non ha tempo per nulla, figuriamoci per le feste comandate, che rallentano il Pil.

La mamma di Gianni fa tristemente presente la cosa, insomma è Natale cosa gli costa al Ceo farti venire il 27?. “Mamma, devo”, risponde semplicemente Gianni. Deve: there is no alternative, come direbbe la Thatcher.

Così si mostra in modo plastico l’abisso tra i due pianeti che Gianni sta per attraversare, si vede all’opera il sistema economico sociale che spazza via come un’idropulitrice i riti antichi e forse svuotati, ma ancora vivi e anzi reattivi.

Guardate che è un momento topico, questo: da una parte ci sono la globalizzazione, la Silicon Valley, la fintech, gli algoritmi, la robotica, Amazon, Tony Blair, il Ttip, l’emigrazione quindi l’immigrazione, i centri commerciali aperti 7/24, Macron, Renzi; dall’altra parte ci sono il presepe, il campanile, il negozietto di quartiere, le partitelle all’oratorio, la nostalgia delle tradizioni e del passato, ciascuno a casa sua, la Brexit, Orban, Salvini, la polenta e il caciocavallo.

Ecco, il caciocavallo.

La mamma cerca di inserirlo surrettiziamente nella valigia di Gianni, insomma è un pezzo di un mondo che prova a insinuarsi nell’altro. La manovra però non le riesce, di fronte al Ceo Gianni deve profumare di Penhaligon’s o almeno di Calvin Klein for him, altro che caciocavallo.

E qui, dopo lo scontro tra i due mondi, si arriva alla happy end: una card della Conad che consente a Gianni di prendersi il caciocavallo ovunque emigri.

Lo spot, ingannevole come tutti gli spot, sostiene in sostanza che i due mondi possono felicemente convivere, anzi che basta una card di Conad per farli convivere, Gianni non perderà una delle sue tradizioni familiari (il cibo) anche se passerà il Natale a smanettare su un pc tra altri mille sfigati nel suo nuovo box di compensato in una finanziaria.

Non è vero, appunto, è inganno. Non basta affatto una card della Conad per tessere il filo sull’abisso.

Lo sappiamo.

Ma pochi spot come questo (di Gabriele Salvatores) rendono in 30 secondi il passaggio drammatico che stiamo vivendo, lo scontro violento tra due placche continentali, quello scontro che è stato la cifra dell’ultimo triennio dalla Brexit in poi e che ci porteremo dietro ancora per un po’, finché come da ogni dialettica non ne uscirà una qualche sintesi.

Uno spot caricaturale, certo, tanto nella descrizione della famiglia (molto anni ’50 e ’60) quanto nella vaga e temibile azienda che rapisce il giovane sotto Natale. E però anche uno spot doloroso e terribile, perché fa entrare nelle nostre case la perfetta metafora di un conflitto epocale; maledettamente efficace, per quanto ingannevole, perché tocca le corde del presente, e infatti ne stiamo parlando in tanti, quorum ego, qui.