Cultura digitale

La prevalenza del coglione

Come forse qualcuno avrà notato mi è venuta una fissazione per le poesie di Raffaello Baldini. È una cosa che mi capita. Una volta è Domenico Gnoli, un’altra è Benedetti Michelangeli, un’altra ancora è Annie Ernaux o una band sconosciuta. Capita, e Internet, come sapete, è meravigliosa per questi innamoramenti.

Nel post prima di questo c’è la versione in dialetto recitata dallo stesso Baldini di una sua poesia che si chiama “Coglioni”. Per i molti che faticano a comprendere il romagnolo di Santarcangelo (fra i quali io) metto qui sopra la sua versione in italiano:


Coglioni

Si dice bene i coglioni, ma loro, io ne conosco più d’uno, si credono d’essere, non lo sanno che sono dei coglioni, e si sposano, hanno figli, e i figli sono figli di coglioni, che io non dico mica, il babbo è il babbo, tu non abbia da voler bene al tuo babbo, portargli rispetto, però questi figli, non lo so, io, non se n’accorgono? Quando parlano con il loro babbo, non lo vedono, non lo sentono? O sono coglioni anche loro? Che allora lì è fatica, fra coglioni, ecco, sì, no, c’è delle volte che gli scappa detto: il mio babbo è un coglione, ma in un altro senso, nel senso che è buono, che è un galantuomo, che questo però è un discorso, come sarebbe allora? i galantuomini sono dei poveri coglioni? Intendiamoci, può essere che un coglione sia un galantuomo, può essere che sia buono, ma può essere anche cattivo, ci sono i buoni e i cattivi anche tra i coglioni, coglione non vuol mica dire, uno è un coglione, ma può andare vestito bene, portare gli occhiali, può essere anche, guarda io quello che ti dico, può essere anche intelligente, e nello stesso tempo coglione, che è un caso eccezionale, ma succede, essere coglione è una cosa, può essere tutto un coglione, puà essere anche istruito, può essere perfino laureato, certo che se è ignorante, i coglioni ignoranti, quelli sono una disgrazia, non si ragiona, è come parlare al muro, e prepotenti, che uno, io capisco, quando dico che un coglione può essere tutto, uno può rimanere disorientato, gli viene da dire: allora se uno è un coglione, in cosa si distingue? Insomma, cosa vuol dire essere un coglione? cos’è la coglionaggine? Eh, questa è una domanda, è fatica, come si può dire? Fammi pensare, non c’è un esempio? ecco, i coglioni fanne le cose alla rovescia, e tu li vedi che sbagliano, tu lo sai come andrebbero fatte, provi a dirglielo, anche con le buone maniere, ma loro niente, tirano dritto, tu cerchi di dargli una mano, di metterli sulla buona strada, loro ti guardano con un’aria: adesso cosa vuole questa testa di cazzo? e allora va a finire che t’arrabbi: Sono dei coglioni! Ti sfoghi in piazza, e in piazza c’è anche qualcuno che ti ascolta: Hai ragione, sono coglioni, però. Però? Cosa si può fare? sono tanti, comandano loro.



Certo, può essere considerata una fotografia della attuale situazione politica. Lo dico senza ironia: “sono tanti comandano loro”, il poeta ha sicuramente ragione, oggi più che mai.

Eppure c’è come qualcosa di incompiuto in tutto questo, nella poesia nella metafora e in tutto il resto. Pur con i toni dolci e gentili di Baldini e dentro una certa rudezza del linguaggio che molti dialetti hanno, esiste un non detto che mi ronza intorno alla testa da un po’. Sarà forse per quello che qualche sera fa ho sottolineato con un po’ di fastidio un tweet (uno dei tanti) virile e maleducato di Luigi Marattin, capogruppo del PD in Commissione Bilancio (per quello che vuol dire) contro il governo di “cialtroni” e futuri “disoccupati” a tutt’oggi, per qualche ragione, regolarmente in carica. Un tweet ovviamente seguito da un tripudio giacobino di vigorosi assensi.



Sarà per questa sensazione di incompletezza che fra ieri e oggi ho seguito le vaste ironie piovute su Di Maio e Di Battista (due politici sulla cui assoluta mediocrità e pericolosità non ho mai avuto alcun dubbio) sulle piste da sci della Val Di Fassa con un senso di fastidio e incertezza. Come se al quadro complessivo, che sembra così chiaro, mancasse effettivamente qualcosa.

Ebbene la risposta, piccola e parziale se volete, l’ho trovata poco fa su Youtube mentre ascoltavo una lunga bellissima registrazione audio di Ermanno Cavezzoni che recita le poesie di Raffaello Baldini. In una breve seconda versione della poesia “Coglioni” di cui non sapevo l’esistenza e che vi ricopio qui (dal minuto 26,50):


Dunque no fammi capire i coglioni tu vedi che sbagliano, gli vorresti dare una mano, metterli sulla buona strada. Ma siccome sono coglioni non ti stanno a sentire e tu ti arrabbi, ho capito bene? Solo che secondo me, che sbaglierò, però da quello che vedo non ti stanno a sentire perché la buona strada ce n’è tanti che l’han già trovata. Sono pieni di soldi, case, macchine, tutto. E noi, io e te, sono cose che non le abbiamo, e magari neanche le vogliamo. Però loro le hanno e se le tengono, e io, capisco anch’io quello che vuoi dire, loro danno valore a delle cose che non ce l’hanno, seguono le mode, che noi, se avessimo noi i loro soldi, solo che non ce li abbiamo, non abbiamo una lira, e io, adesso non arrabbiarti anche con me, ma delle volte, non sarà, mi viene da pensare, che i coglioni siamo noi, siamo io e te?