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L’età non conta è anzi aumenta la voglia di far gol. E’ il segnale che i vecchietti Quagliarella e Pellissier mandano al calcio: va bene puntare sui giovani, ma non per principio e solo per fare plusvalenza. Quello che più conta è buttarla dentro, dare l’esempio e non arrendersi mai

Quagliarella Pellissier

Domenica 23 dicembre 2018

Fa una certa impressione vedere che Fabio Quagliarella a 36 anni ha segnato un gol in meno di Ronaldo e uno in più di Icardi. E non è tanto l’età che fa la differenza – non è che Ronaldo sia esattamente un giovincello di primo pelo – quanto la caparbietà e la cocciutaggine di non arrendersi, di non lasciarsi andare, di non vivere di rendita, di dar battaglia alla concorrenza dei più giovani. E anche a chi la contingenza e anche la fortuna mettono sul piatto una carriera più gloriosa e più facile, sempre sotto la luce dei riflettori. Meglio comunque di quei giovani che il mercato oggi carica subito di responsabilità e spara subito in campo, anche perché fanno rapidamente plusvalenza. Ma che non dimostrano di essere in assoluto migliori e più bravi. La forza di Quagliarella è quella di continuare a fare gol ovunque e come capita: dal Torino all’Udinese, dal Napoli alla Juve, fino alla Sampdoria. In Quagliarella si rivede la stessa forza interiore di Totò Di Natale e di altri antichi bomber di provincia. Penso ai miti di Hubner, Protti, Maniero e molti altri, ma anche con un pizzico di qualità e di nobiltà in più. Quagliarella veleggia ormai verso i duecento gol in carriera, e non sempre nei club dove è passato è stato trattato benissimo. Dal Napoli alla Juve, l’etichetta di riserva appicicatagli quasi per contratto. E non sempre giustamente.

Lo stesso effetto fa Sergio Pellissier, bandiera del Chievo, ormai alla soglia dei quarantanni. Giocatore di esperienza, tanta provincia, ma quasi tutta la sua carriera passata in un solo club. I tre gol che ha segnato nelle ultime giornate hanno portato altrettanti punti a una squadra penalizzata, fino ad allora agonizzante e che proprio in lui ha trovato un appiglio d’orgoglio fortissimo. Quando il Chievo è stato abbandonato abbastanza indecorosamente dall’ex ct Ventura, Pellissier ha tuonato da capitano accusando l’allenatore di aver abbandonato la barca e di aver accettato di guidare il Chievo solo per voglia di riscatto personale, ma senza mai crederci veramente. Pellissier ha ridato anima e spinta al Chievo, e alla fine i gol che ha segnato più che un fatto concreto sono un squillo di tromba.