Musica

I know that maybe it’s better, but I can’t forget the time

The Lemonheads - Varshons 2

Le cover hanno costellato tutta la lunga carriera dei Lemonheads. A volte sembrava quasi che Evan Dando avesse messo su il gruppo soltanto per poter omaggiare i suoi artisti preferit e per suonare alla sua maniera canzoni un po’ oscure e dimenticate. Di cover ne ha fatte davvero tante, e senza nessuna prudenza: da Suzanne Vega ai KISS, da quelle quasi “dovute”, come i Big Star o Gram Parsons, a quelle decise forse più per il LOL o per la sfida, come Christina Aguilera o Whitney Houston. Senza dimenticare ovviamente quella di Mrs. Robinson di Simon & Garfunkel, uno dei momenti più alti dei suoi oltre tre decenni di musica.
Questa domenica, il nuovo tour europeo di Evan Dando e dei suoi Lemonheads farà tappa a Bologna, al Locomotiv Club. Immagino che, insieme ai classici della sua nutrita discografia, Dando ci regalerà anche non poche tracce dal recente Varshons 2, disco per l’appunto composto interamente di cover. Il numero “due” del titolo fa riferimento al primo episodio di una raccolta simile, uscita dieci anni fa, di cui tutti ricordano almeno: le comparsate di ospiti illustri come Kate Moss e Liv Tyler alle voci in un paio di episodi, e l’assortimento abbastanza bizzarro delle canzoni scelte.
Questa più recente raccolta, invece, vede in scaletta, tra gli altri, Yo La Tengo, Jayhawks, Nick Cave & The Bad Seeds, e suona decisamente più omogenea e organica. A mio parere, riesce anche meglio a mostrare la poesia spontanea dei Lemonheads.
Evan Dando, l’indimenticato e travagliato protagonista della stagione Anni Novanta dell’indie rock, quello dal fascino eterno e anche eternamente sciupato, quello che guardavi sempre con qualche pensiero tra il rammarico e l’ammirazione, tipo “ah, cosa avrebbe potuto fare” (come se non avesse avuto davvero tutto il successo che ha avuto), oggi sembra trovare un nuovo equilibrio cimentandosi proprio con la scrittura altrui, anche quando non interviene più di tanto negli arrangiamenti, come nella bella cover di Old Man Blank dei Bevis Frond, o di Take It Easy degli Eagles, che chiude la raccolta e forse non ne rappresenta l’episodio più memorabile. Ma quello che fa la differenza, senza dubbio, è la presenza della sua voce, ancora splendida, capace sia di raccontare un folk agrodolce, sia di lanciarsi nel rock più elettrico e scatenato, sempre morbida e seducente.
Comunque la si pensi sui dischi di cover, è davvero un piacere ritrovare Evan Dando così in forma, lì vicino a un vecchio juke-box con il suo immancabile sguardo sornione, mentre sceglie le sue canzoni preferite per farcele ascoltare.