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La Roma esonera Di Francesco e fa tornare Ranieri (8 anni dopo), fresco a sua volta dell’esonero da parte del Fulham. La sconfitta col Porto e l’eliminazione dalla Champions League hanno aperto la crisi e dato il via all’ennesima rivoluzione. L’unico obbiettivo rimasto è centrare la qualificazione in Champions League, ma non sarà affatto facile

L’ESONERO DI DI FRANCESCO, RANIERI IN ARRIVO

Alla fine Di Francesco non ha resistito sulla panchina della Roma. Non è riuscito a fare nemmeno il traghettatore di se stesso. La società gli ha tolto quella fiducia che gli aveva rinnovato tante volte e preferisce affidarsi a qualcun altro. Claudio Ranieri ha già firmato e preso servizio. E’ il settimo allenatore (Luis Enrique, Zeman, Andreazzoli, Garcia, Spalletti, Di Francesco) degli otto anni di gestione americana, e ancora un allenatore cosiddetto di ritorno (Zeman, Spalletti etc) questo per dire che dietro il progetto della società c’è soprattutto una navigazione a vista. Ora è il momento della rivoluzione e della mannaia che cade sulla gestione tecnica, se ne è andato dopo nemmeno due anni anche il ds Monchi, accusato dai tifosi (e non solo da loro) di aver sbagliato troppi acquisti (Schick, Kluivert, Karsdorp, Pastore). Una settimana  fa Ranieri era stato esonerato dal Fulham dopo 11 sconfitte in tre mesi. Come si dice, si chiude una porta, si apre un portone.

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CHAMPIONS LEAGUE RITORNO OTTAVI: PORTO-ROMA 3-1, ROMA ELIMINATA

Porto in vantaggio (26′ pt) con Tiquinho Soares, fa 1-1 la Roma con un rigore procurato da Perotti e trasformato da De Rossi (37′ pt), Marega fa 2-1 (7′ st) – stesso risultato dell’andata ma a favore della Roma – e si arriva così ai supplementari. Al 117′ il rigore del 3-1 per il Porto, fischiato per un fallo di Florenzi su Fernando.

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Lo psicodramma tanto caro alle cose romane, un mix fatto di umori  ribollenti e occasioni mancate, sconfitte e continue svolte a 180°, uomini che vanno e vengono, rivalse e recriminazioni, continua.

La partita della Roma a Oporto non è stata bella, anzi, una lunghissima fustigazione, molto sofferta, giocata con una squadra iperdifensiva, senza che questo abbia evitato alla Roma stessa i pericoli e i gol da contare al passivo, ma comunque viva fino all’ultimo istante. La Roma va fuori alla fine per un rigore ingenuo provocato da Florenzi e l’eliminazione forse non ci sarebbe mai stata se l’arbitro Cakir avesse avuto il coraggio di fischiarne un altro a favore dei giallorossi subito dopo. O anche, più semplicemente, se Dzeko non avesse sbagliato un gol a porta vuota proprio prima dei decisivi episodi finali. Jim Pallotta intanto ha dato un chiaro indirizzo preciso “La Roma è stata derubata”. Dunque, da questo punto di vista, non ci sono nemmeno discussioni: di quali demeriti vogliamo parlare se la Roma è stata derubata?

Ma è anche vero che il 3-1 alla fine rispecchia l’andamento della partita, una lunghissima sofferenza, un continuo correre dietro a quelli del Porto. E’ una partita, tutto sommato, che rientra perfettamente nel quadro negativo della Roma di quest’anno.  Forse, molto banalmente, da una squadra così si pretende troppo, i giocatori di questo livello sono e questo possono dare.

Far pagare tutto questo a Eusebio Di Francesco – che comunque le sue colpe le ha, intendiamoci – sarebbe forse abbastanza ingrato. Soprattutto se l’eliminazione, secondo la linea scelta dal club, debba essere messa in conto per intero all’arbitraggio di Cakir.

Ciò non toglie che la Roma sia in crisi e piuttosto malmessa. Se proprio serve il traghettatore (nella notte circolavano ancora i nomi di Ranieri, Panucci, Donadoni etc, mentre Paulo Sousa va verso la firma col Bordeaux) che tanto piace all’ immaginario del calcio – e che comunque andrebbe recuperato un po’ come capita senza garantire nulla come salto di qualità e di risultati alla Roma – può dunque benissimo traghettarsi Di Francesco stesso, da solo fino a giugno. Dopodiché ognuno civilmente per la sua strada.0

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