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L’altra Juventus batte l’Udinese, riscopre Kean e si concentra adesso sull’Atletico Madrid: serve un’impresa per salvare la Champions League. E Allegri s’arrabbia: “Abbiamo sempre giocato per vincere, ma se dovessimo essere eliminati non sarà un fallimento”. E’ davvero così?

27a DI SERIE A, JUVENTUS-UDINESE 4-1

Non aveva senso la partita con l’ Udinese se non come avvicinamento alla sfida con l’ Atletico Madrid. La Juventus l’ha giocata scacciando per una sera il pensiero e facendo un po’ di turn over (due gol di Kean, bel giocatore schiacciato tra troppi campioni) non solo per far riposare i big, e portarli al meglio alla scalata al match di ritorno degli ottavi di finale, ma anche per sgombrare loro la testa, distrarli. Toglier loro di dosso pressioni e preoccupazione.

 

E’ questo infatti il cruccio maggiore che pesa sulle spalle della Juve, il rischio di non essere all’altezza degli obbiettivi fissati e delle attese. Che non è solo una richiesta virtuale o un semplice sogno da tifosi, è un preciso intento della Juve di Agnelli. Con cui Allegri ha dovuto smentire di aver avuto dei contrasti. “Ogni anno, da quando ci sono io – ha detto l’allenatore innervosito e su di giri – abbiamo sempre giocato per vincere la Champions League. L’hanno prima che arrivassi la Juve era andata fuori ai gironi, e il primo anno la gente quando si giocava in Champions era bianca in faccia come questo pallone, perché aveva paura di giocare col Malmoe. Detto questo, se non dovessimo farcela e dovessimo andar fuori non sarà un fallimento. Se dovessimo andar fuori, pazienza è una partita, ci riproveremo l’anno prossimo”.

 

Il trascorrere degli anni e i 7 scudetti hanno reso le vittorie ottenute fino a ora ordinarie, e l’obbligo di vincere la Champions League sta diventando un incubo. Era anche inevitabile.

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