Musica

One Day, A Thousand Autumns

Urali - Ghostology

La serata emo-straziante e imperdibile di oggi, qui in città, è senza dubbio quella del Freakout Club, con Urali e Riviera a dividere il palco del locale di Via Emilio Zago. So già che i Riviera saranno come sempre trascinanti, urlanti e divertenti, ma quello che mi incuriosisce di più è il progetto di Ivan Tonelli che presenta il suo terzo album Ghostology (pubblicato da To Lose La Track, Malestro e General Soreness).
Il titolo è un evidente rimando all’hauntology, termine che negli ultimi anni ha avuto una diffusione esponenziale (e non sarà un caso), e in qualche modo riflette intorno all’idea di “fantasma” che sembra incidere sempre più spesso e sempre più a fondo l’adattamento della nostra personalità nel tempo presente. Urali traveste questi pensieri dentro una storia che si dipana lungo le otto canzoni della raccolta, quasi come fossero tavole di una graphic novel o episodi di una serie, al tempo stesso, fantascientifica e metafisica.
La protagonista, come spiega in un’intervista Ivan, è una specie di intelligenza artificiale (immaginata come un personaggio femminile) che, passo dopo passo, sviluppa una coscienza, inizia ad avere una memoria e lotta per la propria indipendenza. Il suo nemico principale è il suo stesso creatore, uno scienziato che la voleva sottomessa e priva di volontà (“Your teeth mark is still deep / on my synthetic skin”), e verso la fine del disco sembra essere raggiunta, assieme all’indipendenza, anche quella che sembra una serena accettazione della propria esistenza, un riscatto attraverso il dolore (“I’ll keep on sailing on the wavy hills / cause I need my sorrows to be eased”).
«Credo di aver voluto e dovuto riflettere sulla mascolinità tossica, su quanto siamo ancora in uno stato profondamente patriarcale e quanto questo sia brutale e ingiusto, quanto freni tutto lo sviluppo della società. Io purtroppo posso fare queste riflessioni solo dal mio punto di vista di maschio, bianco ed etero. Era necessario cercare di mettersi nei panni di una vittima di questo sistema».
Per raccontare questa storia la musica di Urali attraversa atmosfere molto diverse: da uno scarno folk a cupi droni elettrici, da muri di feedback a pianoforti cristallini (qui e là mi tornano in mente certi Karate, altre recensioni citano Sun Kil Moon). Spesso rimbombano percussioni minacciose, mentre la voce resta sempre in primo piano, quasi a prendere per mano l’ascoltatore lungo i vari capitoli (e in un’occasione si fa anche accompagnare da Erica Terenzi dei Be Forest). Un post-rock multiforme, che cerca di dire qualcosa alla contemporaneità immaginando un’avventura fuori dal tempo, un esperimento forse non facile ma di sicuro impatto e prezioso.

it was a ghost what you were looking for
in the end it was the ghost that followed you