Musica

With no regard to forthcoming trouble

Tallies - Tallies

Avremo nuove parole da custodire nei nostri diari, per sempre in attesa di nuove stagioni, aggrappati all’incrollabile convinzione che le nuove stagioni per noi continueranno ad arrivare. Tutte quelle pagine, vedrai, un giorno torneranno utili, e le parole che abbiamo provato e riprovato saranno finalmente libere. L’indiepop è anche questo: il sogno, dietro quella sua apparenza di nostalgia, è il sogno di non provare più nostalgia.
Sognante e fiduciosa, immersa in una luce celestiale, è la musica dei Tallies, ma è come se quel sogno lo guardasse a occhi spalancati, affamata. O come non vedesse l’ora di correrti incontro e raccontarti ogni cosa. I versi delle canzoni dei Tallies sono spesso brevi, sfuggono, si sbriciolano, quasi non potessero trattenersi. Del resto, perché dovrebbero perdere tempo a raccontare una storia per filo e per segno quando c’è tutto quel fiume di pagine che scoppia di parole? “What do you say, without saying words? / Without speaking sounds” si chiede la dolcissima Have You, prima di lanciarsi in un ritornello che è vero abbraccio. Ed è proprio quello slancio, quell’infatuazione, quella sensazione di avere di fronte un costante impeto appassionato e invincibile, una tenerezza che non ha riguardi, che ti rimane addosso già al primo ascolto. “Welding our veins to sway / With no regard to forthcoming trouble” (Trouble).
Anche se le radici del suono dei Tallies, come spiegano le biografie ufficiali, stanno ben salde in quel transito tra Anni Ottanta e Novanta di band come Sundays e Lush, o ancora prima, nelle raffinatezze dei Cocteau Twins, lo stile della band di Toronto è del tutto contemporaneo e questo loro album di debutto mi sembra trovi più di un’affinità in quello che fanno altre band come Alvvays o Tennis: un indiepop che non è semplice catalogazione vintage, ma cerca di dare forma a una nuova poesia scritta al tempo presente. Certo, l’attacco di chitarra di Midnight sembra proprio un trasparente omaggio agli Smiths, il singolo Mother ha quell’incedere fiero e jangling di certi irresistibili Heavenly, e la voce di Sarah Cogan arriva direttamente da qualche vecchia cassetta ritrovata in un cassetto a casa dei nostri genitori. Ma il risultato di tutti questi elementi è emotivamente superiore a una semplice somma. Il “dream” dentro “dream pop” non ha qui i contorni vaghi di una fantasticheria, non insegue l’illusione, ma suona cristallino anche sotto la spessa trama di chitarre e riverberi. Resta un sogno, ma libero da ogni nostalgia. “Can you give me a reason?” chiede ripetutamente l’ultimo ritornello che chiude il disco, e mi viene il dubbio sia una domanda retorica. Il cuore raggiante di queste canzoni è la migliore risposta che i Tallies potesse darci.